Sull’inutilità dei corsi di fotografia di paesaggio.

Ultimamente alcuni neofiti della fotografia, mi scrivono, chiedendomi perché non organizzo più corsi fotografici. Lo scopo è sempre lo stesso: vorrebbero ottenere delle fotografie di paesaggio simili alle mie, come se io fossi portatore di chissà quali  misteriose dottrine.

Colgo, quindi, l’occasione per pubblicare in sintesi il mio pensiero: I corsi di fotografia di paesaggio sono inutili!

Lo dico contro il mio interesse, dato che anni fa, ho organizzato qualche corso di fotografia di paesaggio, seppur non abbia mai preteso le cifre  assurde e esorbitanti che leggo sovente sulla rete e sui blog di fotografi professionisti e non.

Ma perché’ ritengo i workshop inutili?

Per cinque motivi principali:

1) Molti fotografi di paesaggio, dato che non guadagnano alcunché dalla vendita delle loro immagini, decidono di improvvisarvi insegnanti senza avere una minima esperienza. L’arte della fotografia sarà anche per pochi ma anche l’insegnamento non è per tutti.
 Ho assistito a un corso di fotografia da parte di una persona, molto entusiasta, ma che- ahimè’- non aveva molta dimestichezza con la retorica e la capacità espositiva.
Per tale motivo fra congiuntivi assenti e verbi intransitivi usati con complementi oggetti, i poveri partecipanti ritornarono alle proprie case con una grande confusione nella testa.

Antonio Fontanesi..un vero Guru

Del resto il controsenso è a portata di mano: Fotografate perché amate la natura, la bellezza del sole al tramonto e poi…ogni dieci giorni proponete corsi, lezioni  e consulenze a pagamento tramite Whatsapp?  

2)I fotografi realmente esperti non vi confesseranno i  loro segreti! Scordatevelo, anche se il corso costerà quattrocento euro il giorno e vi regaleranno panni per la pulizia delle lenti, buoni sconto per il prossimo workshop da duemila euro e fette di crostata.
I pittori sintetizzano, tutto ciò, con una frase breve, ma molto pertinente:“La geometria segreta dei pittori”.
Per tale motivo, a  meno di trovarvi accanto al letto di morte di un magnificente Guru che ,prima di morire, vi confesserà perché i suoi tramonti sono sempre più rossi dei vostri e le immagini ottenute a F/22 sono prive di diffrazione, vivrete con questo tarlo che vi perseguiterà per sempre.
Tenterete, inoltre, – nei momenti di scarsa lucidità – di placare la sete di sapere con ingenti somme di denaro, proposte ad altri santoni di turno.

In effetti “nella maggior parte dei casi”, durante i workshop potrete anche usare ottiche molto costose e specifiche, deliziarvi sui segreti massonici della profondità di campo e sull’uso dei filtri graduati, ma, i Guru… la ricetta segreta ve la diranno mai, anche perché, spesso, la ricetta segreta si chiama “Photoshop” o “Lightroom”.

 Voi potreste accapigliarvi per mesi, tentando di riprodurre i colori, l’intensità, la nitidezza dei vostri guru, ma  fallirete, perché la loro vera ricetta vi sarà mai svelata.

3) Il terzo punto è strettamente collegato al secondo. Decine di  esperti v’imporranno – come la Santa Inquisizione – l’uso di determinati testi per apprendere l’arte sacra, in realtà i libri fotografici servono a ben poco. Un fotografo di paesaggio, infatti, dovrebbe leggere e studiare libri d’arte e non il manualetto del fotografo “guru” di turno, quello va bene per capire come non infilare al contrario il filtro graduato nella slitta, come ricordarsi di usare il cavetto di scatto e la bolla del cavalletto fotografico.

Di fatto, gli stessi  Guru sono, spesso,  inconsapevoli ,che quanto appreso sui libri fotografici, o a loro volta tramite altri workshop, deriva dai “fondamentali” che possono essere assimilati  leggendo libri di arte classica.

4) Molti fotografi sfruttano posti incantevoli per  derubarvi di centinaia di euro e i risultati sono sempre gli stessi: inquadrature “fotocopia”  già viste su decine di siti dei piu’ noti fotografi di paesaggio.  Il tutto  ottenuto con alti costi e con metodologie che potreste apprendere  –  quasi a costo zero – sui libri dell’arte.

Per tale motivo, sarete, quasi sempre destinati a apprendere le  regole base, ma senza l’ ingrediente segreto che rende le vostre foto sempre meno affascinanti rispetto a quelle del vostro Guru.

Claude Monet http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com

5) Un fotografo paesaggista dovrebbe essere in grado di valutare il proprio territorio. Un caro amico, Andrea Testi , era solito dirmi che : “ è più affascinante una foto scattata con un telefonino in Scozia che una fotografia scatta con la medio-formato nelle periferie italiane”. Proprio per questo motivo è decisamente più difficile ottenere delle immagini suggestive in posti mediocri che spendere soldi inutili per andare ad imparare “NELLATERRAMITICAPERLAFOTOGRAFIADIPAESAGGIO”. Si dovrebbero visitare quei luoghi   per ammirare il paesaggio, non per imparare una tecnica che si potrebbe apprendere anche a casa, in una biblioteca fornita o visitando mostre e musei. Spesso con la stessa cifra spesa per  frequentare tre giorni di corso, si potrebbe portare la famiglia in viaggio per una settimana.

Se il vostro scopo è di riprodurre la fotocopia dell’immagine ammirata sul sito del vostro guru o di Joe Cornish, va bene, ma se volete valorizzare, con la vostra fotografia, i posti che vi circondano non vi resta che sfogliare qualche bel libro di pittori paesaggisti e di arte in generale.

In sintesi:

Cari amici neofiti, appassionati alle prime armi. Se volete dilettarvi nella fotografia di paesaggio, dovete fare poche cose:

  • Evitare come la peste i corsi ultra-costosi di guru auto-proclamati.
  • Investire i soldi risparmiati in libri d’arte e mostre.
  • Se siete, proprio a zero con l’abc della fotografia, comprate pure qualche testo, ma affinate l’occhio ammirando soprattutto i maestri della pittura paesaggistica.

 

Com’è solito affermare Stephen King, noto scrittore americano: “ un bravo scrittore deve investire più tempo nella lettura che nella scrittura e nei corsi di scrittura.”

Bene, fate la stessa cosa, prima che” Cujo” o “IT” vengano a bussare alle vostre porte.

Vi do qualche consiglio, se me lo concedete.
In primis, visitate le mostre d’arte, siate curiosi, leggete e imparate dal mondo che vi circonda.

Se proprio dovete leggere qualcosa di tecnico, imparate a interpretare il mutamento delle condizioni climatiche, assimilando le basi della meteorologia, se ambite a scattare paesaggi sotto il cielo stellato, fate la stessa cosa con l’astronomia.
Per tutto il resto, vi consiglio di iniziare ad ammirare le opere pittoriche di alcuni grandi artisti delle epoche passate.

    • Nell’antica arte cinese: Gu Kaizhi  o Ma e i pittori paesaggisti della Dinastia Ming.
    • Le opere dei paesaggisti giapponesi fra il 1300 e il 1600, come ad esempio,  Tenshō Shūbun, Hasegawa Tōhaku .
    • Il rinascimento europeo ci ha regalato decine di “veri guru” del paesaggio come   Ambrogio Lorenzetti, Benozzo Gozzoli ,Andrea Mantegna, Tiziano Vecelli.

  • L’era barocca con Peter Paul Rubens, Claude Lorrain e Johannes Vermeer.
  • Il periodo neoclassico con  Giovanni Antonio Canal (Canaletto), Richard Wilson, Claude Joseph Vernet.
  • Per quanto riguarda i pittori nati fra il 1800 e il 1890: John Constable, Joseph Mallord, William Turner, Jean-Baptiste Camille Corot e Albert Bierstadt.
  •  Fra gli impressionisti Camille Pissarro, il mitico Paul Cezanne, Claude Monet e Pierre August Renoir.
  • Il grande Thomas Moran  (1827-1936), pittore statunitense, esponente della Hudson River School

 

Come libri vi consiglio,invece:

  • La geometria segreta dei pittori di Charles Bouleau.
  •  Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio in Italia dal ‘600 all’800 di  Sergio Ortolani e L. Martorelli.
  •   Antonio Fontanesi e la pittura di paesaggio in Italia (1861-1880) di E. Farioli e C. Poppi.
  •   L’ideale classico del Seicento e la pittura di paesaggio  di aa.vv.
  •  La natura in cornice. Il paesaggio e la sua invenzione tra XVI e XVII secolo di Cristina Girardi
  •  La natura e il paesaggio nella pittura italiana di P. De Vecchi e G. A. Vergani

 

 

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